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sabato, 16 giugno 2007
Il Trapasso

E' proprio come immaginavo. Sono stato via, ho fatto un viaggio attraverso le paure umane. Ho fatto un viaggio negli occhi della notte, sono tornato, ho conosciuto la morte.. l'ho sentita fredda per la prima volta in vita mia.
E' proprio come credevo. Tutta la mia preparazione spirituale alla morte non è valsa a niente. E' stato tutto inutile.
Ho creduto probabilmente di essere immune da molte cose, ma nulla ti rende immune. Era dopotutto impossibile.
Aver intrapreso un determinato percorso prendendo come punto di inizio una persona a te cara destinata ad andare via, non era facile, anzi impossibile. Il tutto cominciato 2 anni e mezzo fa. La paura della morte. La paura della malattia. Il tentativo di razionalizzare giorno per giorno abituandosi all'idea. E all'ora nacque il Guardiano (www.ilguardiano.splinder.com) una sorta di esorcismo contro quelle paura che rendevano tutto più pesante. Nacque l'idea di sentirsi immortali, prendendo la vita ai vivi che muoiono e per questo, tramite l'ultimo respiro riuscire ad essere eterni, poiché, l'ultimo respiro, è forse come il primo vagito di un bambino. La stessa identica importanza. Nasciamo due volte. La prima alla vita, la seconda alla morte.
E allora, se si potessero incastonare in un unico corpo tutti i primi vagiti e tutti gli ultimi respiri forse si potrebbe dar vita all'eternità; ma sì, queste in fin dei conti sono solo parole. Era il 30 Aprile, già troppo tempo fa.
Lei chiudeva gli occhi per sempre ed io, mi ritrovavo più debole di quanto avevo sempre immaginato. Mi ero posto al di sopra. Secondo il mio presunto cammino avevo razionalizzato la morte. Avevo materializzato, per così dire, l'idea di un qualcosa di astratto che viene e ti porta via. Ma che poi, non ti porta via realmente perché chi muore resta per sempre nei gesti che ha lasciato nel tempo. Beh, tutto questo è la teoria. La pratica è stata ben diversa.
Riscoprirsi uomo è porsi un limite. Questo limite l'appeso lo conosce, al valico dei pensieri di ognuno di noi.

continua..

Postato da: IlGuardiano a 11:36 | link | commenti (3) |

giovedì, 12 aprile 2007
NUOVO MONDO

WWW.ILNUOVOREGNO.SPLINDER.COM

Postato da: IlGuardiano a 02:53 | link | commenti (1) |

giovedì, 08 febbraio 2007
PACE..

.. E venne il tempo che cominciarono a parlare di pace. Si riempivano la bocca di pace mentre con le mani fustigavano alla schiena i corpi che ogni giorno concedevo loro. Nella mano sinistra portavano una croce nella destra la spada per colpire. Davanti la mia porta ho visto donne sgozzate e svuotate dei loro uteri date a me in sacrificio in cambio di una mia parola... ma chiamavano Pace e predicavano il bene. Ho sempre saputo raggirarli e rendergli grazia come si conviene ad una stirpe votata alla violenza e al sangue. Possono parlare, inventarsi parole di pace ma la loro indole è violenta, votata al sangue, perché così io li ho voluti creare. Non sono qui per salvarvi dirò in seguito ma per porre la parola fine sulla vostra esistenza; sono qui per mettere pace al vostro sistema. Voglio vedervi urlare, stramazzare a terra con le viscere penzolanti ad evocare vostra madre già morta e stuprata dal silenzio della vostra indifferenza. Poi farò la pace, si, la costruirò con pazienza infilzando i vostri cervelli con l'acuta spada della verità; colpendo il vostro cuore con l'infallibile metro della mia giustizia.. sono il Guardiano ai piedi della mia ombra..



Postato da: IlGuardiano a 12:26 | link | commenti (2) |
pace, guerra, sangue, violenza, morte, stupro

mercoledì, 07 febbraio 2007
L'ombra

... era così che passavi le tue giornate. Guardavi la vita andare via scivolare dalle pareti della tua dimora. La osservavi fuggire mentre lasciava segni di sangue come impronte di fango sulla neve. Adesso cosa rimane tra le tue mani? Cosa resta dei ricordi? Il sapore stantìo del ricordo di una pellicola in bianco e nero dove girano film visti e rivisti, interrotti a tratti da bruciature del tempo. Adesso cosa vuoi fare? Prendere tutto o lasciare andare via? Destarti ancora oppure lasciarti assopire nella noia senza aver avuto il coraggio di portarti alla luce. Puoi metterti in gioco, giocare la tua carta più utile e rischiare di sbagliare oppure non sbagliare ma evitare di giocare e non partecipare. Chi gioca può perdere ma chi non gioca non può vincere. E allora? Qual è il tuo dilemma guardiano? Adesso sei davanti alla porta e se prima le anime che passavano erano respiri indiscreti, indifferenti alla tua vita.. adesso davanti alla tua porta c'è una figura a te conosciuta. Piedi nudi, passo leggero ma testa alta di chi ha saputo lottare fino alla fine. La materia decade, subisce gli attacchi del tempo.. e immaginarti sul tuo letto è come avere una foto che si deteriora. Ma il ricordo, le emozioni, tutto ciò che c'è dietro resta. E' eterno il ricordo di una passeggiata al Valentino, è eterno il ricordo di un abbraccio silente ad arrestare la tristezza.. ed è eterno il ricordo del tuo respiro che va via. Il Guardiano si inchina e non è forte come vorrebbe; non è cinico come vorrebbe e non sa farsi forza portando fuori il petto come vorrebbero i suoi guerrieri. Oggi il Guardiano è solo e la sua ombra è fuggita via..

Postato da: IlGuardiano a 19:51 | link | commenti (1) |

mercoledì, 21 giugno 2006
La papessa

Ho giocato la carta più astuta: la papessa. Hanno portato qui fanti di cuori ed inutili burattini ad allietare la mia corte. Li ho fatto decapitare, soffocare sotto manti di rose. Li ho legati. Afferrati. Ingabbiati nella loro insulsa comicità e lasciati morire mentre altri ridevano di loro. Nulla è più come il mio giullare. C'era un tempo in cui sapevo ridere dei pendagli del suo cappello. Era un Joker. Un'abile carta utile sempre per una giocata improvvisa. Sapeva sempre cambiare. Mutare. Trasformare il proprio aspetto come fa la morte con i corpi. Per questo forse poteva piacermi. Ora le mie unghie affondano nella cenere stantìa dei corpi in putrefazione. Le mie unghie sono nere ed i miei denti affilati ed aguzzi come chi vive di carne. Un tempo ero meno gretto: avrei saputo vivere respirando soltanto l'ultimo respiro. Adesso invece vivo mordendo, poiché della carne ho riscoperto il piacere.
Ho saputo snocciolare una dietro l'altra le emozioni. Ho colpite le loro ali gettandole a terra. Afferrandole per un braccio ho potuto sentire il sapore di quelle fibre. Oggi, sono più forte di ieri, poiché nulla è rimasto di ciò che ero in passato. Oggi la papessa mi ha indicato la strada. Io ho lucidato le scarpe del peccato. Ho indossato di nuovo i guanti della lussuria portando alla mia bocca una mela fatta d'odio. La papessa mi ha indicato il cammino, mi ha dato la luce e stasera indossa il suo vestito migliore. Ed io lecco le dita ancora sporche di sangue dell'ultimo parto abortito: sogno inutile di una estate appena iniziata.
Niente convenevoli stasera: il pasto è gettato a terra ed io mangerò come un randagio questa carcassa. Non sono più puro.. dovrò riconquistare quei respiri.. eterni.

Postato da: IlGuardiano a 21:38 | link | commenti (4) |

giovedì, 25 maggio 2006
in diretta dal nulla..

... Vedo le pozze d'acqua crearsi sotto il battito incessante della pioggia. Nel riflesso distrutto dai cerchi concentrici guardo il mio viso. Avrei voluto forse essere diverso? Avrei voluto forse cercare qualcosa di diverso? Tutto ciò che ho è ciò che merito o è frutto di un demerito che ho scelto nella vita? Domande, solo domande a cui un riflesso non può rispondere. L'ho guardata andare via incastonando le mie labbra nelle sue.. 100 anni fa o poco più. Pioggia e nubi proprio come questa notte in questa vallata desertica, dove un tempo il silenzio non aveva l'odore vecchio del legno in putrefazione e della parietaria morta sui muri. E così guardo malinconicamente disciogliersi e riformarsi la mia immagine riflessa. Nessuno alla porta di questo castello, nessuna forma di vita nel riquadro scarno di uno specchio rotto. Non c'è onore nella vita.. la morte attende al varco a soffiare sulle palpebre il sonno dei giusti..
Sarà così.. è scritto tra queste mura..




Postato da: IlGuardiano a 22:38 | link | commenti (2) |

lunedì, 22 maggio 2006
22.05.2006

Muore, non muore, muore, non muore.. così penso si sfogli il fiore della morte ad ogni rintocco di lancetta del tempo che passa. E' così: sono stato in silenzio ad ascoltare. Ho udito quel fastidioso lamento del tempo che passa. Ascoltandolo sempre più attentamente l'ho sentita l'ombra che contava e metteva in dubbio ogni passo, ogni respiro.. ed io non curante, a non ascoltare tutti i miei respiri, a non sentirmi indegno di ogni singola nota proveniente dalle mie corde vocali poiché incapace di renderli oro perché essi non torneranno più come le tante stagioni viste e mai vissute.
Il Guardiano è malato di vecchiaia. Non vuole abbandonare la propria giovinezza che ogni giorno si lascia stuprare dal tempo e poi mezza nuda si riveste peggiorando i propri abiti, fino a darti un costume decrepito da ammirare davanti uno specchio con la foto nella mano dei tuoi vent'anni. Il Guardiano.. l'eternità, un ottimo soggetto per un racconto di scarso successo. Qui tutto cambia e il castello decadente ogni giorno scricchiola insieme alle mie certezze. Ed ora, guardandomi così insicuro, intreccio le dita compiacente dinanzi questi miei dubbi. Mi guardo, mi sorrido e vedo un clown travestito. Alex quanto tempo è già passato? E tu rispondi: non troppo; ma perché questo senso di pesantezza sulle spalle? E' davvero il tempo a decidere i tuoi anni o forse quel quadro appeso alla tua vita invecchia e non è il Dorian Gray che il tuo mercante di sogni ti aveva venduto?

Postato da: IlGuardiano a 22:29 | link | commenti |

martedì, 09 maggio 2006
.....

Vengono, vanno, senza soluzione di continuità non s'arresta il loro processo. Piano, condannati a morte dai loro stessi respiri. Respiro.. 1....2...3...4.... non curante questo respiro, eppure dietro ogni respiro c'è un respiro di meno. Hai mai pensato a quanto è lieve la vita di un respiro? A quanto è breve. Un attimo. Rapito entra nei polmoni per poi tramutarsi in veleno. Anidride. Inutile per chi prima era stato vita. Così.. noi sappiamo prenderci e respingerci. Utili ed inutili, andiamo avanti. Non sappiamo vivere e per questo ogni giorno ci sentiamo morire e se per caso sbagliamo a saper rinascere qualche momento dopo ci ritroviamo con le ginocchia a terra invischiati in un fango che ci trattiene. Ecco ed essi vengono, vanno, utili un tempo alla vita, sedotti ed abbandonati oggi, distesi su letti di granito a carpire il silenzio e a stare nel mondo dei vivi per non essendo vivi, godendo del pianto di vivi che ora piangono .. e piangono non per dispiacere ma per paura: vedono dinanzi loro ciò che gli spetta.
Io sono il Guardiano.. l'eternità acquisita per una battaglia mai vinta ma combattuta a testa alta, incrociando la spada su un prato rosso d'onore di chi in vita non volle arrendersi alla paura di morire...

Postato da: IlGuardiano a 22:31 | link | commenti (1) |

martedì, 18 aprile 2006
La nuova dimora

Ho camminato molto e sono giunto in questo nuovo castello: nuovo regno utile ai miei respiri. Sulle pareti ho raffigurato i simboli del sole, ad Occidente due occhi che possano guardarmi le spalle. I commensali questa sera saranno i miei vicini. Vecchie persone che si dica vivano qui da sempre. Il vento, le rose spinate selvatiche, l'Orsa Rossa e il Giullare. Egli fa ancora risuonare i pennacchi del suo cappello in chissà quale remoto angolo del mondo.. ma da qui, si da qui, corre veloce il suono trasportato dal vento. Nascosto nei meandri di questo castello ho sentito udire i lamenti di qualcosa che qualcuno ha chiamato vento; ma non sono così ingenuo: ho smesso di credere ai vivi.. non m'arresterò dinanzi all'apparenza: saprò fondermi nello spirito oltrepassando la materia. Cerco nuovi respiri da imprigionare nell'eternità della mia vita. Il Guardiano ha ancora fame, poiché da troppo tempo in questo viaggio non ha conosciuto il respiro morente di chi fugge. C'è un letto di marmo per le tue ossa e torri d'avorio per le tue braccia: ti aggrapperai ad esse per trattenere il dolore. Saprai stringere i denti fino a far sanguinare l'aria che ti entra in bocca. Saprai rassicurare la vita per una sua fuggente dipartita, poiché a te, nel silenzio della notte più eterna, saprò concedere la ciclicità dei soli, reiettando l'idea che la morte sia la fine della vita. Seguirai la mia strada, la tentazione e ti concederai al mio respiro. Sono il Guardiano, l'appeso in attesa della tua vita.. ho le labbra bagnate e le braccia protese ad un abbraccio.

Postato da: IlGuardiano a 11:49 | link | commenti |

lunedì, 10 aprile 2006
da alexander platz

Il Ticchettìo enfatico di ogni minuto è una condanna. Distruggerei qualsiasi orologio, frantumerei qualsiasi concezione del tempo per non sentirmi schiavo di questa unità di misura convenzionale umana. Dinanzi all'imbrunire gli occhi possono bruciare. Non siamo abituati a veder calare il sole. Scrivo da Alexander Platz: un viaggio utile alla mia inutilità. L'inverno, la neve, tutto è così vicino ma così tanto distante. Ti vedo venire verso di me. Hai comprato fiori appassiti per il nostro appuntamento. Le rose muoiono presto: vivono solo un giorno. Qui in Alexander Platz tutti quanti sembrano pupazzi su una torta di sposa. Seguimi.. dammi la mano, non c'è tempo poiché questo non esiste: torniamo indietro. Sono l'uomo alla ricerca di me stesso. Seguo il sole e il suo ciclo, alba e tramonto: si va verso il tibet, la stirpe vuol rivivere.

Postato da: IlGuardiano a 05:56 | link | commenti (4) |